L’invenzione del cinema avvenne nell’ultimo decennio del XIX secolo, ma l’idea cinematografica aveva accompagnato l’uomo fin dalle sue origini. Potremmo citare a testimonianza le scene di caccia dipinte nelle Grotte di Altamira, oppure il platonico Mito della caverna, o anche i bassorilievi che avvolgono il fusto della Colonna Traiana, disposti in sequenza come dei fotogrammi su una pellicola. Ma forse basterebbe ricordare che tutti noi, quando la sera chiudiamo gli occhi e cominciamo a sognare, vediamo immagini muoversi da sole e possiamo ascoltarle e percepirle come fossero realtà. Adamo non sognava diversamente da noi. Affinchè l’idea del cinema potesse scendere dall’Iperuranio e manifestarsi in questo mondo, erano però necessari alcuni progressi scientifici e tecnologici.

"Illustrazione de Il mito della caverna di Jan Saenredam"

Illustrazione de Il mito della caverna di Jan Saenredam

Nel giardino di Villa Lumière a Lione, oggi sede dell’Istitut Lumière, c’è un breve sentiero lungo il quale sono poste delle targhe in pietra che riassumo al visitatore le principali tappe della storia del precinema. Con questo termine indichiamo tutti quegli esperimenti, strumenti ed intrattenimenti legati alla proiezione di immagini e alla riproduzione del loro movimento che l’uomo andò realizzando fin dall’antichità. La storia del precinema finisce con l’invenzione del cinematografo, lì dove comincia quella del cinema.

La prima targa che si incontra lungo il sentiero è quella che ricorda Leonardo Da Vinci e la camera oscura. Una camera oscura è un dispositivo ottico composto da una scatola oscurata sulla cui parete frontale si trova un foro dotato di lente, la luce, attraversandolo, proietta sulla parete opposta l’immagine capovolta di ciò che si trova all’esterno. Leonardo non fu l’inventore di questo strumento, ma lo perfezionò in modo che potesse servire per disegnare edifici e paesaggi “copiandoli” dal vero. Nel 1515 ne descrisse il procedimento nel Codice Atlantico.  Questo strumento, di cui si serviranno numerosi artisti per dipingere panorami e vedute, è alla base della fotografia (e quindi del cinema).

Continuando sul percorso si incontra la targa che ricorda Athanase Kircher e la lanterna magica. Kircher non fu l’inventore di questo strumento, già noto in Europa da diverso tempo, ma il primo a fornircene una descrizione nel suo libro Ars Magna Lucis et Umbrae Probabilmente importate dalla Cina e derivate dall’antico teatro d’ombre, le lanterne magiche erano strumenti in grado di proiettare immagini luminose.

Un’illustrazione di Athanase Kircher che mostra il funzionamento della lanterna magica

Il funzionamento della lanterna magica è opposto a quello della camera oscura. Anch’esse si componevano di una scatola chiusa al cui interno veniva posta una candela ( o altra fonte luminosa) in modo che la luce filtrasse verso l’esterno attraverso un foro a cui era applicata una lente. Ponendo un’immagine dipinta su di una lastra di vetro, tra la sorgente luminosa e il foro, la si poteva vedere proiettata su di uno schermo o una parete.

Proiezioni di fantasmagorie con lanterna magica

Un particolare modello di lanterna magica era lo strumento chiamato mondo nuovo, la differenza era che qui le immagini non venivano proiettate all’esterno, lo spettatore doveva guardarle all’interno della scatola. Entrambi questi strumenti erano molto popolari in Europa nel XIX secolo, utilizzati per scopi didattici e, sopratutto, per spettacoli di intrattenimento.

Cromolitografia di F. von Schlotterbeck del 1843 che illustra uno spettacolo del mondo nuovo.

La visione delle immagini, proiettate durante lo spettacolo, veniva quasi sempre accompagnata dal commento di un imbonitore. Questa figura resterà presente anche nelle prime forme di spettacolo cinematografico, finché il cinema non avrà elaborato un linguaggio in grado di raccontare storie in maniera del tutto autonoma.

Un’opera di Adolph Glasbrenner Bambini al peep show (1835). Si noti il personaggio dell’imbonitore

La scoperta e lo studio del fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina (quel fenomeno per cui l’occhio umano riesce a percepire come movimento continuo una serie di immagini fisse, leggermente diverse tra loro, che gli vengono proiettate in rapida successione), fu alla base degli esperimenti di molti scienziati europei che, lungo tutto il corso del XIX secolo, misero a punto una serie di strumenti in grado di riprodurre immagini animate.

Illustrazione del funzionamento di un taumatropio

Uno di questi strumenti, la cui invenzione risale al 1824, fu il taumatropio. Si trattava di un disco di cartone rigido sulle cui facce venivano disegnati due soggetti che potevano integrarsi tra loro, ad esempio, un uccellino e una gabbia. Facendo ruotare il disco velocemente, grazie ad uno spago fissato ai bordi, lo spettatore poteva ricevere l’impressione di visualizzare una sola immagine. Uno strumento ben più complesso fu il fenachitoscopio di Joseph Plateau.

Illustrazione del funzionamento di un fenachitoscopio.

Affascinato dal  fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina, il fisico belga  inventò, nel 1832, questo strumento che consentiva di visualizzare immagini animate. Era costituito da due dischi, uno dei quali con finestre radiali equidistanti attraverso le quali l’osservatore poteva guardare il secondo disco che conteneva una sequenza di immagini. Quando i due dischi ruotavano alla velocità corretta l’osservatore poteva osservare l’animazione.

Animazione di un disco per fenachitoscopio

Un altro passo avanti, nel tentativo di animare immagini, fu l’invenzione dello zootropio ideato da William George Horner nel 1834. Questo strumento si compone di un cilindro rotante dotato di feritoie poste ad intervalli regolari. Lungo la superficie cilindrica interna venivano poste delle strisce di carta sulle quali era disegnata una successione di immagini. Facendo ruotare il cilindro e guardando attraverso le feritoie, lo spettatore poteva assistere alla loro animazione.

Illustrazione rappresentante un particolare tipo di zootropio, in cui non venivano inserite strisce di carta ma modellini tridimensionali.

Tutti questi strumenti, nati per essere utilizzati nella ricerca scientifica, divennero presto giocattoli di uso comune. Oggetti atti a stimolare la curiosità di grandi e piccini il cui attengiamento, verso queste novità tecniche, anticipava quello che il pubblico avrebbe avuto innanzi ai primi spettacoli del cinematografo.

Locandina pubblicitaria di uno zootropio

Una figura più isolata, ma ben più affascinante, è quella di Émile Reynaud, che nel 1876 aveva messo a punto il prassinoscopio, evoluzione dello zootropio dove le immagini venivano inevitabilmente distorte perché posizionate sulle pareti circolari del tamburo. Nel prassinoscopio di Reynaud le immagini non venivano visualizzate da una fessura, ma riflesse all’esterno attraverso una serie di specchi senza subire alcuna deformazione.

Illustrazione del prassinoscopio di Émile Reynaud apparsa sul numero 296 della rivista La Nature nel 1879.

Per poter proiettare i suoi disegni, Reynaud pensò di combinare la sua invenzione con la lanterna magica e dopo il Prassinoscopio da proiezione (1880), arrivò nel 1888 ad inventare il Teatro Ottico, il primo sistema di proiezione e riproduzione di immagini animate.

Questo strumento manteneva il corpo centrale del prassinoscopio, le immagini venivano proiettate grazie a due lanterne magiche: una per il fondale, che rimaneva fissa, e una per i personaggi da animare. Le figure erano dipinte a mano su ritagli di gelatina trasparenti, protette da una sottile lacca e collegate tra loro da una banda flessibile perforata che scorreva orizzontalmente, davanti alla lanterna, grazie a due rulli azionati a mano.

Émile Reynaud debuttò con il Teatro Ottico e le sue pantomime luminose il 28 ottobre 1892 presso il Musée Grévin di Parigi e qui rimase in programma, riscuotendo grande successo di pubblico, almeno fino al 1900, quando fu evidente che il teatro ottico non poteva reggere la concorrenza del cinematografo.

Reynaud si trovò ben presto senza lavoro, disperato, distrusse tutti i suoi apparecchi. Dei suoi lavori per il Teatro Ottico non sono sopravvisuti che Pauvre Pierrot (1892) e Autour d’un cabine (1894).  Reynaud merita, però, un posto di prim’ordine nella storia del cinema di animazione e il suo teatro ottico, come vedremo tra poco, ispirò lo spettacolo cinematografico ideato dai fratelli Lumiére. In suo onore, il 28 ottobre di ogni anno, si celebra la Giornata Internazionale del Cinema d’Animazione.

Riferimenti bibliografici e sitografia

D.Bordwell e K.Thompson, L’invezione e i primi anni del cinema 1880-1904, in Storia del cinema e dei film. Dalle origini al 1945, Editrice Il Castoro, Milano 1998.

S. Bernardi, Il cinema prima del cinema. Il mondo come spettacolo, in L’avventura del cinematografo. Storia di un’arte e di un linguaggio, Marsilio Editori, Venezia 2007.

G. Sadoul, Emile Reynaud et le théatre optique , in Histoire générale du cinéma, 1° vol., L’Invention du cinèma, Denoël, Parigi 1947.

Platone in La Repubblica, in Opere. Vol. II., Laterza, Bari 1867.

Grazia Paganelli, Reynaud, Émile, in www.treccani.it

Precinema, in www.it.wikipedia.org

Taumatropio, in www.it.wikipedia.org

Fenachitoscopio, in www.it.wikipedia.org

Zootropio, in www.it.wikipedia.org

Prassinoscopio, in www.it.wikipedia.org

Lanterna magica, in www.it.wikipedia.org

Mondo nuovo, in www.it.wikipedia.org

Joseph Plateau, in www.it.wikipedia.org

Charles-Émile Reynaud, in www.fr.wikipedia.org