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Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (n.1898, Riga, Lettonia – m. 1948, Mosca, Russia) è un regista russo. Dopo aver studiato come ingegnere e aver lavorato per l’Armata Rossa, Ėjzenštejn si unisce al teatro del Proletkult di Mosca in qualità di scenografo; la vicinanza al regista Vsevolod Mejerchol’d, suo maestro, lo porterà ad intraprendere la strada della regia e lo studio dei concetti di biomeccanica, o spontaneità condizionata. Ėjzenštejn, che si dedicherà principalmente al cinema, è ancora oggi considerato il regista più importante della cinematografia sovietica e forse mondiale, stima dovutagli anche grazie alla sua grande attività di teorico del montaggio. Lungo tutto il suo percorso egli tenterà di sviluppare una generale teoria del montaggio. In un primo momento, Ėjzenštejn intende il montaggio come l’essenza stessa del cinema, la sua specificità rispetto alle altri Arti, più tardi però, estenderà il suo pensiero sul montaggio anche a queste ultime finendo col definirlo l’elemento proprio di qualsiasi creazione artistica, presente nella poesia come nella pittura. Negli scritti redatti nel ’29, egli chiarisce la sua idea di montaggio inteso, secondo la dialettica marxista, come scontro di due elementi antitetici dalla cui sintesi scaturirà un terzo concetto che avrebbe superato entrambi, ovvero ciò che definisce montaggio delle attrazioni. Ėjzenštejn continuerà poi la sua sperimentazione per approdare al montaggio espressivo, tecnica compositiva che non ha più solo il compito di stabilire i nessi narrativi tra le inquadrature, ma anche quello di esprimere i sensi che si trovano al di là della semplice rappresentazione fenomenologica della realtà.

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