01.2 Dalla fotografia al cinema

L’invenzione della fotografia rappresentò un fondamentale passo in avanti verso quella del cinema. L’immagine sottostante mostra la più antica foto  di Joseph Niépce pervenutaci: Veduta della finestra a Le Gras, venne fissata su una lamina metallica e fu necessaria un’esposizione di circa otto ore per realizzarla.

Joseph Niépce: Vista dalla finestra a Le Gras (1826c.)

Già dal 1796 Niépce era andato maturando il proposito di eseguire immagini per la stampa litografica senza l’intervento di un disegnatore. A tal fine cominciò a studiare diverse sostanze fotosensibili che potessero imprimere su di una lastra le immagini riflesse all’interno di una camera oscura. I risultati ottenuti lo portarono nel 1829 a fondare con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Niépce morì prima di potersi rendere conto della portata rivoluzionaria della sua invenzione. Elaborando un’idea dello stesso Niépce, Daguerre riuscì a mettere a punto il processo della dagherrotipia a cui diede il nome.

Louis Daguerre: L’Atelier de l’artiste (1837)

Il processo della dagherrotipia si realizzava utilizzando una lastra di rame su cui era stato applicato  uno strato d’argento, quest’ultimo veniva sensibilizzato alla luce con vapori di iodio. La lastra doveva quindi essere esposta entro un’ora e per un periodo variabile tra i 10 e i 15 minuti. Lo sviluppo avveniva mediante vapori di mercurio a circa 60 °C. L’invenzione di Daguerre venne presentata al pubblico nel 1839 presso L’Académie des Sciences e dell’Académie des Beaux Arts. Il fisico italiano Macedonio Melloni che assistette all’evento lo commentava così:

“Chi avrebbe creduto pochi mesi fa che la luce, essere penetrabile, intangibile, imponderabile, privo insomma di tutte le proprietà della materia, avrebbe assunto l’incarico del pittore disegnando propriamente di per sé stessa, e colla più squisita maestria quelle eteree immagini ch’ella dianzi dipingeva sfuggevoli nella camera oscura e che l’arte si sforzava invano di arrestare? Eppure questo miracolo si è compiutamente operato fra le mani del nostro Dagherre.”(1)Macedonio Melloni, Relazione intorno al dagherrotipo, Napoli, 1839

Per poter però applicare la fotografia al cinema era necessario che le immagini potessero essere riprese e proiettate ad intervalli di tempo infinitamente più brevi di quelli attuali, altrimenti non si sarebbe potuto sfruttare il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina, inoltre, era necessario poter fissare le immagini non più su supporti rigidi come lastre di vetro o di metallo, masu  supporti flessibili, meno fragili, che potessero scorrere con facilità all’interno di un proiettore. Nel 1888 George Eastman ideò un apparecchio fotografico, che chiamò Kodak, capace di impressionare rulli di carta sensibile. L’anno successivo mise in commercio rulli di celluloide trasparente, compiendo un importante passo in avanti verso la nascita del cinema.

Confezione della pellicola messa in commercio dalla Eastman Kodak

Ma una pellicola, lasciata scorrere ininterrottamente all’interno di una macchina da presa o di un proiettore, avrebbe creato un’immagine confusa. C’era perciò bisogno di escogitare un dispositivo che la facesse avanzare ad intermittenza. La macchina da cucire o il tamburo della rivoltella potevano servire da modello. Senza questi presupposti tecnico-scientifici il cinema non avrebbe potuto essere inventato.

Il rapido sviluppo delle tecniche fotografiche apriva nuove possibilità alla scienza. Fu così che alcuni scienziati pensarono di servirsene per lo studio del movimento umano ed animale aprendo così la strada che avrebbe portato alla nascita del cinema. Eadweard Muybridge era un fotografo inglese trasferitosi negli Stati Uniti. Nel 1872 gli venne commissionato uno studio per scoprire se, durante il galoppo, un cavallo posasse contemporaneamente in terra tutte le sue zampe o meno. Muybridge ebbe l’idea di posizionare lungo un percorso stabilito dodici macchine fotografiche che avrebbero scattato in sequenza mentre un cavallo lo percorreva.

E. Muybridge: The Horse in Motion (1878)

Muybridge continuò ad utilizzare e perfezionare la sua tecnica per lo studio del movimento umano ed animale. Nel 1878 creò lo zooprassinoscopio, un primo rudimentale proiettore, che funzionava tramite dei dischi rotanti sui quali erano impressi disegni ricavati dalle sue fotografie. Le sue sequenze fotografiche possono essere montate e riprodotte come fossero dei filmati, ma Muybridge non realizzò mai dei film. I risultati delle sue ricerche scientifiche sono raccolti nell’opera Animal locomotion. An electro-photographic investigation of consecutive phases of animal movements (1872-1885).

Anche il francese Étienne-Jules Marey si interessava allo studio del movimento animale e costruì, nel 1882, il fucile fotografico, uno strumento capace di impressionare dodici fotogrammi in un secondo sfruttando un meccanismo  del tutto simile a quello di una comune rivoltella (in inglese, il verbo “to shoot” ha ancora oggi il duplice significato di “sparare” ed “effettuare una ripresa cinematografica”).

Marey fu il primo a usare un meccanismo ad intermittenza per impressionare la pellicola fotografica. Come abbiamo visto l’invenzione di un meccanismo simile costituiva uno dei presupposti senza i quali il cinema non avrebbe potuto venire alla luce. A Marey si deve il più antico filmato della storia del cinema: La Vague (1891), realizzato con questa sua invenzione. Possiamo, però, notare che in questo breve filmato l’immagine si muove a scatti non restituendo ancora pienamente l’illusione di un movimento continuo.

Intanto, negli Stati Uniti, Thomas Alva Edison ed il suo assistente William Dickson, ispirandosi al fucile fotografico di Marey, che avevano avuto modo di visionare durante un soggiorno a Parigi, riuscirono a realizzare un apparecchio in grado di registrare immagini in movimento su pellicola flessibile tramite un meccanismo ad intermittenza. Nacque così la prima macchina da presa funzionante: il kinetografo.

Questa manciata di fotogrammi è uno dei primi test realizzati con il kinetografo da Edison e Dickson nel 1891. Si intitola Monkey Shines no.1

Per la visione dei filmati fu invece creato il kinetoscopio: una grande cassa all’interno della quale erano posizionati dei rulli che permettevano il trascinamento della pellicola. Lo spettatore, inserendo una monetina nell’apposita fessura, poteva  azionarlo con una manovella e veder scorrere le immagini attraverso un piccolo foro posto su in cima, un pò come avveniva per il mondo nuovo.

Durante la progettazione di questi strumenti, che verranno brevettati nel 1891, Edison ed il suo assistente presero la decisione di utilizzare pellicola da 35mm, lo standard tuttora in uso. Edison non volle destinare alla vendita il kinetoscopio, scelse di noleggiarlo in locali appositamente attrezzati. Il primo locale per kinetoscopi aprì a New York nel 1894 e riscosse un immediato successo commerciale. Nel 1895 il kinetoscopio venne reso disponibile anche per uso domestico. Lo strumento  di Edison era, però, finalizzato alla visione singola e per questo destinato ad essere messo da parte all’apparire di mezzi capaci di proiettare immagini su uno schermo adatto per un pubblico numeroso.

Un locale per kinetoscopi a San Francisco nel 1895.

Ma al momento il kinetoscopio si rivelò un affare portentoso. Gli sforzi di Edison, inventore e fabbricante di questi apparecchi, si andarono concentrando sul loro sfruttamento commerciale. I film non erano considerati da Edison altro che un indispensabile accessorio. La loro realizzazione venne, perciò, completamente affidata a Dickson. All’interno del Black Maria, il teatro di posa che Edison aveva fatto erigere a New Orange, il suo assistente cominciò a girare decine di brevi filmati della durata media di quaranta secondi, corrispondenti alla quantità massima di pellicola che il kinetoscopio poteva contenere. Per Dickson era necessario girare all’interno dello studio in quanto il kinetografo doveva essere costantemente alimentato con elettricità. Inoltre, le immagini, visionate attraverso il kinetoscopio, apparivano molto piccole allo spettatore. Era dunque opportuno ridurre al minimo la messa in scena per rendere il più possibile leggibile l’immagine. I primi filmati prodotti nel laboratorio di Edison sono principalmente brevi esibizioni di acrobati, sportivi o ballerine, ripresi perlopiù su uno sfondo nero dove di rado compaiono più di tre personaggi.

In sostanza i filmati realizzati da Dickson, come quelli degli altri pionieri che stiamo per incontrare, non fanno che riprodurre il modello delle visioni animate tipiche dello zootropio e di altri simili strumenti ottici dove, in un contesto piuttosto astratto,  si mostravano brevissime scene suscettibili di essere ripetute ciclicamente. Tra i film più celebri prodotti in questo periodo nei laboratori di West Orange vi è Annabelle Serpentine Dance, il primo filmato a colori nella storia del cinema. Diverse copie in pellicola furono dipinte a mano fotogramma per fotogramma.

Edison e Dickson non era i soli ad essere in corsa per l’invenzione del cinema. Altri uomini, in altri Paesi, continuavano ad inventare e a mettere a punto strumenti per la riproduzione di immagini in movimento. Nel Regno Unito già nel 1888, Louis Aimé Augustin Le Prince era riuscito ad ottenere immagini animate di persone in un giardino: Roundhay Garden Scene e William Friese-Greene a filmare alcune scene ad Hyde Park alla velocità di dieci fotogrammi al secondo. Nel 1894 il kinetoscopio di Edison era stato presentato e premiato a Londra e la sala che esibiva gli apparecchi chiese a Robert William Paul, fabbricante di materiale fotografico, di costruire altre macchine simili. Edison non aveva brevettato la sua invenzione al di fuori degli Stati Uniti, per cui Paul fu libero di vendere le sue macchine a chiunque, agevolando in questo modo la diffusione del cinema in Gran Bretagna e nel resto Europa.

Un altro sistema per realizzare e proiettare film era stato inventato in Germania dai fratelli Skladonowsky. Questi riuscirono ad organizzare una proiezione pubblica della durata di circa quindici minuti in un teatro di Berlino il 1 novembre del 1895, anticipando di quasi due mesi i fratelli Lumière. Il loro sistema era però ingombrante e poco pratico (anche perché i due fratelli scelsero di utilizzare pellicole da 57mm) e non riuscì ad imporsi sul mercato. Mr Delaware & the Boxing Kangaroo (1895) fu, tra i loro film, quello che riscosse maggior successo.

Riferimenti bibliografici e sitografia

D.Bordwell e K.Thompson, L’invenzione e i primi anni del cinema 1880-1904, in Storia del cinema e dei film. Dalle origini al 1945, Editrice Il Castoro, Milano 1998.

G. Sadoul, Le roman de la Californie , in Histoire générale du cinéma, 1° vol., L’Invention du cinèma, Denoël, Parigi 1947.

G. Sadoul, Marey et la méthode graphique , in Histoire générale du cinéma, 1° vol., L’Invention du cinèma, Denoël, Parigi 1947.

G. Sadoul, Edison, invetuer du film , in Histoire générale du cinéma, 1° vol., L’Invention du cinèma, Denoël, Parigi 1947.

G. Sadoul, Les débuts du kinétoscope Edison , in Histoire générale du cinéma, 1° vol., L’Invention du cinèma, Denoël, Parigi 1947.

G. Sadoul, Les premiers exploitants du kinétoscope , in Histoire générale du cinéma, 1° vol., L’Invention du cinèma, Denoël, Parigi 1947.

Fotografia, in www.treccani.it

Carlo Montanari, Fotografia. Il rapporto tra fotografia e cinema, in www.treccani.it

Brian Coe, George Eastman, in www.victorian-cinema.net

Stephen Herbert, Louis Aimè Augustin Le Prince, in www.victorian-cinema.net

Richard Brown, Birt Acrs, in www.victorian-cinema.net

John Barnes, Robert William Paul, in www.victorian-cinema.net

Doec Rossell, Max Skladanowsky , in www.victorian-cinema.net

Richard Brown, William Kennedy-Laurie Dickson , in www.victorian-cinema.net

Ian Christie, Thomas Alva Edison, in www.victorian-cinema.net

Étienne-Jules Marey, in www.fr.wikipedia.org

Eadweard Muybridge, in www.it.wikipedia.org

Note   [ + ]

1. Macedonio Melloni, Relazione intorno al dagherrotipo, Napoli, 1839

3 Commenti

  1. Piergiorgio Mariniello gennaio 7, 2018 at 10:34 am - Reply

    Nel 1995, il regista tedesco Wim Wenders ha reso omaggio ai fratelli Skladanowsky con il documentario I fratelli Skladanowsky (Die Gebrüder Skladanowsky). Il film per metà è un documentario-intervista da parte di Wim Wenders alla figlia ormai anziana di uno dei fratelli Skladanowsky, e questa parte è mantenuta in versione originale tedesco sottotitolato in italiano. L’altra metà del film è fiction, muta in bianco e nero come se fosse un filmato d’epoca: Udo Kier vi interpreta uno dei fratelli, ma la sua voce si sente solo fuori campo come narratore. Ne consiglio a tutti la visione.

    locandina I fratelli Skladanowsky (1995)

  2. Kendra luglio 2, 2018 at 7:35 pm - Reply

    Questo sito offre informazioni chiare e complete, ma le pagine in sé danno problemi, dato che alcuni media vengono sfogliati in modo autonomo dal sito (es. fucile fotografico) muovendo di continuo la pagina e rendendo estremamente fastidioso e snervante consultarla vedendo le didascalie scorrere sù e giù ogni secondo e mezzo

    • Piergiorgio Mariniello luglio 4, 2018 at 2:43 pm - Reply

      Grazie per questo commento, cercherò di rimediare non appena possibile

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